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Giuseppe Conte sta per rassegnare le dimissioni da premier

(foto: Giorgio Cosulich/Getty Images)Questa mattina si apre formalmente la crisi di governo. Dopo la risicata fiducia della settimana scorsa, in un breve comunicato rilasciato ieri sera, il governo ha annunciato che il presidente del consiglio Giuseppe Conte avrebbe rassegnato le proprie dimissioni nella giornata del 26 gennaio. Dalle 9 di mattina si sta svolgendo l’ultimo consiglio dei ministri dell’attuale governo, dopo il quale Conte salirà al Quirinale per rimettere il suo ruolo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da domani il capo dello stato dovrebbe cominciare le consultazioni con le forze politiche, per decidere a chi affidare l’incarico di governo.
Le opzioni davanti al Colle sono sostanzialmente due: dimissioni del presidente e Conte ter, magari con un governo cosiddetto di unità nazionale (cioè di larghe intese, con sostegno bipartisan: ma in questo caso il premier potrebbe anche non essere Giuseppe Conte, ci arriviamo), oppure elezioni anticipate. I commentatori politici vedono come inevitabile la nascita di un Conte ter, visto il sostegno dimostrato nei suoi confronti dal segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti e dal Movimento 5 stelle.
Se le consultazioni con le forze parlamentari rilevassero l’assenza dei numeri necessari a sostegno di Conte, Mattarella potrebbe decidere di affidare l’incarico ad un’altra persona. I giornali riportano come possibili i nomi dei Pd Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, e in certe ricostruzioni si trova anche il nome dell’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mentre Il Sole 24 ore ipotizza due nomi estranei ai partiti politici, quello della presidente emerita della consulta Marta Cartabia e dell’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini.
Finito sotto scacco per il voto di mercoledì sulla relazione annuale del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, Conte ha trascorso la giornata di ieri a valutare con quali forze politiche formare la nuova maggioranza di governo. Aprendo quella che viene definita in gergo una crisi pilotata, cioè una crisi il cui sviluppo è concordato per arrivare a un compromesso che assicuri un risultato soddisfacente per i partiti che la causano.
La crisi si è riaperta sul braccio di ferro tra Movimento 5 stelle e i parlamentari tra cui Conte cercava responsabili, cioè transfughi disposti a votare per la maggioranza sulla relazione di Bonafede. L’Unione di centro ha annunciato il suo voto contrario e lo stesso hanno fatto il leader del Partito socialista Riccardo Nencini, Pier Ferdinando Casini di Centristi per l’Europa e Sandra Lonardo del Gruppo misto. Mentre resta incerta la posizione di Italia viva, anche se i giornali danno come probabile l’astensione.
Secondo i retroscena, una parte dell’attuale maggioranza starebbe cercando di riaprire all’ex premier Matteo Renzi e a Italia viva, con i quali il governo non avrebbe bisogno di cercare sostegno in altre componenti parlamentari. Il Partito democratico, però, potrebbe essere diviso sulla questione. I leader del Pd Andrea Orlando e Goffredo Bettini hanno infatti espresso il loro dissenso rispetto alla presenza di Renzi nell’alleanza di governo. Mentre il segretario Zingaretti non si è pronunciato direttamente sulla questione Renzi, sostenendo un governo ampio “con Conte ovviamente” per “affrontare il Covid che è ancora il tema fondamentale della nostra agenda”.
Nel pomeriggio di ieri è intervenuto sulla questione anche il leader di FI Silvio Berlusconi che ha chiesto “un governo che rappresenti l’unità nazionale del paese in un momento di emergenza, oppure restituire la parola agli italiani” e ha escluso la possibilità di nuove defezioni dal suo partito. Mentre gli altri leader del centrodestra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, continuano a chiedere le elezioni anticipate.
La crisi si apre in un momento estremamente delicato per il paese, infatti, non avere un governo in questo momento potrebbe mettere a repentaglio la ricezione dei fondi europei del Next Generetion Eu e rallentare le misure necessarie per gestire la pandemia.
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